Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Pianista


di Naturista888
03.03.2026    |    684    |    0 6.0
"Il piacere che riusciva a darle, gli orgasmi che l'avevano scossa la sera prima, il calore che sentiva appena lui la sfiorava, il modo in cui si bagnava appena la sfiorava..."
Pioggia, forte, fitta, senza sosta.
Si abbatteva sul tetto per farsi sentire, sulle foglie, violenta, picchiandole per poi fermarsi, accumularsi, in pozzanghere, piene, nere.
Scorreva lungo i gradini, riempiva canale, tombini, fossati.
Andrea ascoltava il concerto esterno, con un piede fuori dalle coperte, i boxer neri e la maglietta bianca, scappando dal caldo delle coperte.
Non era abituato a quelle temperature, a tutto quel peso, a quel calore.
Di solito si avvolgeva intorno al lenzuolo e tanto gli bastava, ma quella notte aveva dovuto cambiare le regole.
Quando lei, ferma, con una gamba piegata, col ginocchio sollevato a creare una tenda col lenzuolo, aveva parlato, aggiungendo due parole alle sei dette nell'ultima ora, si era dovuto adeguare.
Ho freddo..
Ho freddo, che si aggiungevano a sono tua, vengo, dove vuoi.
La ragazza che gli dormiva accanto non era propriamente una chiaccherona, almeno non lo era sdraiata su un letto, questo aspetto dava un peso superiore a ogni singola lettera, che quella bocca, quella splendida bocca, gli regalava.
Aveva freddo, era sudata, stanca, soddisfatta e Andrea faticò non poco a trovare un piumone per coprirla.
Lei si addormentò subito e anche dopo ore avvolta da quel calore sembrava goderne ancora.
Andrea si girò verso di lei, che dormiva sul fianco, dandogli le spalle, nuda.
Le appoggiò una mano sulla spalla e senti caldo.
Lasciò che i corpi trovassero il loro equilibrio, la sua mano ferma, ad assorbire il calore appena trovato, si affidò all'istinto e a regole che passavano sopra la sua testa da anni, da secoli.
Spesso i corpi sapevano cosa fare molto prima che la testa cominciasse a dare ordini e amava abbandonarsi alla loro volontà.
La mano si spostò lungo la schiena e si poso sulle costole, sfiorandole una ad una, come un pianista, che sa quanto ogni nota sia determinante, fondamentale, quanto la pressione su un tasto possa trasformare un insieme di suoni in un capolavoro.
Le sue dita espolaravano la pelle, i disegni che aveva sopra, l'inchiostro, le forme, che esaltavano anche di più la perfezione di quel corpo.
La fretta e l'urgenza della sera prima erano state soddisfatte, ora si poteva regalare la ricerca, la calma.
Poteva sentire le curve, le sfumature, apprezzarle sotto una luce diversa.
Lei rispose, con un respiro più forte degli altri, che alzò l'arco meraviglioso che gli scorreva sotto la mano.
Andrea continuò la sua discesa, la sua mano precipitò dopo l'ultima costola, un salto che la portò sul fianco, su un incrocio di pelle, muscoli, ossa.
Poteva scegliere se seguire la curva del gluteo, sentire la consistenza di quel muscolo, che aveva stretto, con forza, con violenza, fame, passione, saggiandone la tonicità, mentre ora avrebbe voluto gustarsi la rotondità, la forma, la curva.
Oppure poteva scendere in avanti e fare un altro salto, dal fianco al nulla fino a che le sue dita non fossero atterrate sul monte di Venere, che aveva già accarezzato, esplorato e scoperto, proveniendo da un altra direzione, salendo dalle gambe, quando con le sue mani la accarezzava e con la sua bocca la assaporava.
Rimase in equilibrio per un pò, indeciso tra la direzione da prendere, combattuto, quasi strappato.
Pensava a quante volte si era sentito così, nelle ultime ore.
A cena, diviso tra la voglia di godersi il momento e l'urgenza di cambiare posto.
In macchina, ubriacato dal desiderio di avere il corpo accanto al suo e cullato dalla mano che gli si era appoggiata sulla gamba, in camera, voglioso di esplodere in un orgasmo immediato e con la bramosia di non smettere mai di averla.
Scelse un via di mezzo e scivolò lungo la coscia, disegnandole il confine esterno dopo aver scoperto con la lingua quello interno poche ore prima...
Poi, lei si mosse, appoggiando la sua mano su quelle dita ondivaghe ed intrecciandole con le sue lo guidò a ritroso fino ad appoggiarle sul suo petto..
Poi, con la stessa naturale sicurezza con cui si era mossa, con la stessa sensuale leggerezza, sciolse l'intreccio e rimise la mano sotto il cuscino.
Andrea senti' sotto la sua mano il cuore che batteva, l'aria che entrava e usciva, la vita che pulsava.
Aprì le dita più che poteva per cercare i seni, che aveva stretto, succhiato, morso, ora voleva sfiorarli, accarezzarli, scoprirli.
Senti' il mignolo sfiorare un capezzolo e lasciò che il resto della mano lo seguisse, al mignolo si aggiunse l'anulare poi l'indice e alla fine tutta la mano avvolse quel seno meraviglioso, una perfetta coppa di champagne, ora avvolta sotto la sua mano sinistra.
Lei si allungò verso di lui, spinse la schiena indietro fino a che non ne sentì il calore e, in modo inequivocabile, l'erezione, che decise di premere tra i due corpi.
Andrea fu risvegliato dal contatto del suo sesso con il meraviglioso corpo che stava accarezzando e decise di scendere, lungo gli addominali allenati, oltrepassando l'ombelico, arrivando al sesso.
L'aderenza dei due corpi gli permise di allungare entrambe le mani, lei non disse nulla, come sempre, dischiudendo le gambe...
Forse aveva ragione lei, forse le parole erano sopra valutate.
Andrea scivolò con le dita lungo il suo sesso liscio e arrivò con l'indice sul clitoride, sfiorandolo appena, con la stessa leggerezza con cui lo sfiorò con la lingua, scoprendone il gusto salato, poche ore prima.
Lei si avvicinò ancora di più aumentando la pressione sul sesso, sempre più duro e impaziente.
Andrea arrivò con entrambe le mani sulle labbra e dopo averle esplorate si allungò dentro di lei, dove trovò un lago.
Le sue dita affondavano dentro il suo corpo come in un mare di desiderio e lei cercava lo spazio per farlo entrare più profondamente, una, due, tre volte, quando poi scese lei con le sue mani sul suo sesso, incrociando nuovamente le dita a quelle che la stavano penetrando.
Prima entrarono insieme, intrecciate, riempendole il sesso di dita e desiderio, poi lei le portò fuori, liberandole, per prendere il sesso di Andrea e infilarlo al posto delle dita.
Andrea affondò subito e senti' il suo corpo fondersi dentro di lei.
Entrava e usciva piano, assoporando ogni centimetro, ogni sensazione che quei due corpi si davano in quei momenti, risalendo con le mani la pelle di chi ora stava possedendo, fino al collo nudo, arrivando ai capelli corti e alla sua nuca.
Ogni volta che usciva lei si allungava verso di lui per farlo rientrare, ogni volta che Andrea rallentava lei compensava il movimento.
Voleva giocare, Andrea, ma capì che non era quello che voleva lei, che per il gioco c'era tempo, ma ora che l'aveva svegliata voleva essere posseduta, presa, scopata.
Andrea uscì, la giro' del tutto e la mise pancia in giù. Poi la alzò per i fianchi e la penetrò con violenza.
Lei urlò, urlò di piacere quando si scoprì piena, urlò di soddisfazione perché finalmente aveva capito, urlò, di un urlo di chi vuole essere dominata, soddisfatta e appagata e urlò ogni volta che lui entrava e usciva, per non correre il rischio che lui interrompesse quel movimento, dandogli solo una via d'uscita, l'orgasmo, quello che lei sentiva già tra le sue gambe, forte, caldo, esplosivo e poi quello con cui Andrea avrebbe chiusa questa danza, sulla sua schiena, o sul suo seno, o sul suo viso, o dentro di lei.
Il piacere che riusciva a darle, gli orgasmi che l'avevano scossa la sera prima, il calore che sentiva appena lui la sfiorava, il modo in cui si bagnava appena la sfiorava... Aveva un desiderio assoluto di godere e vederlo godere, quando la sera prima gli era esploso venendogli sulla pancia, uscendo da dentro di lei urlando e schizzando stringendole i polpacci, in modo animalesco, facendole male, senti' un calore avvolgerle le gambe, un piacere che andava a riempire il vuoto del sesso di Andrea che usciva, un onda che la sommergeva ogni volta che il seme le arrivava addosso, le cadeva sul corpo, scrivendole, a fuoco, che lo aveva fatto godere.
Avrebbe voluto sentirlo esplodere dentro, ma non gli aveva detto che poteva farlo, non perché non potesse, ma perché non aveva avuto tempo o voglia di dirglielo.
Avrebbe voluto sentirlo venire in bocca, mentre lo succhiava, sentirne il sapore e continuare fino a che lui voleva, ma per farlo avrebbe dovuto privarsi di lui dentro e non ci poteva riuscire...
Si perse nel suo piacere, pensando a quante volte ancora avrebbe voluto vederlo godere, mentre sentiva il rumore dei bacini che si scontravano, la profondità della lotta e i corpi scivolosi che si univano.
Cominciò a cullarsi tra il piacere e il pensiero del piacere, suo, di lui, di entrambi, farlo venire prima, una volta, per vederlo soddisfatto senza essere stravolta dal proprio piacere, o venire insieme.
Immaginava di essere posseduta così, da dietro, in un bagno di un ufficio, o dietro a una discoteca, un oggetto di piacere, immaginava di prenderlo stando sopra di lui, guardandolo negli occhi ogni volta che si alzava e si abbassava, essere lei a giocare col suo piacere, a decidere intensità e frequenza.
Immaginava la sera prima, quella lingua generosa, quelle labbra affamate, entrare e uscire, circondare e succhiare.
Quando Andrea affondò con più forza, premendo le unghie sul suo sedere, lei venne, sentendo un fuoco esploderle all'altezza dell'ombelico, da dentro, avanzando in tutte le direzioni, fino al collo, alla bocca, che si spalanco' con una parola unica, secca, breve.
Appena Andrea la sentì, come guidato da una forza irresistibile, o forse liberato da una voglia non più controllabile, uscì e appoggiò il suo sesso sopra l'osso sacro di lei, stringendole i fianchi, con la stessa forza con cui la sera prima le strinse i polpacci.
Era il suo modo di dirle che stava venendo e questa conoscenza, questa familiarità appena scoperta, conosciuta, acquisita, la fece sussultare, con una seconda onda di piacere.
La terza onda arrivò quando lo schizzo di Andrea si posò a metà schiena, la quarta quando sentì il suo seme scorrere lungo le costole, dove passo le dita, per sentire con mano, per toccare, sfiorare, scoprire, anche lei, come un pianista.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Pianista:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni